"L'Inutile attesa" - Lungo la memoria di un secolo

Una memoria da condividere. Oggi mio padre, 3 Aprile 2021, avrebbe compiuto 100 anni. E' andato via una mattina del 15 Dicembre del 2010, in una piovosa mattinata,  su di un letto d'ospedale, quello del Nuovo Policlinico a Napoli. Quella mattina, mi chiamarono prestissimo al telefono, per informarmi e dirmi che mio padre aveva avuto problemi  nella prima alba e poi ci aveva lasciato. L'ho avevo visto la sera precedente per l'ultima volta. Spinto da un presentimento, che mi diceva, che quel tardo pomeriggio dovevo assolutamente correre da mio padre, non capivo perché? Poi cosa strana, alla fine dell'incontro,  nel salutarci gli diedi un tenero bacio sulla fronte. Con meraviglia ci guardammo tutti e due negli occhi, infatti era strano quel bacio, mi era difficile baciarlo e lui mi rispose con un tenero e meravigliato sorriso, con altrettanto mio tenero allontanamento per ritornare a casa. Questa è la mia ultima immagine che ho di lui, dove c'è tutta la tenerezza della genitorialità, del testimone del tempo che passa. Un testimone che non può rimanere privato, perché l'esperienza di mio padre, come tutta quella della sua generazione ha come bilancio il passaggio, una transizione tra le più difficili della  nostra "modernità". Il secolo della transizione appunto. La mia generazione può benissimo ritenersi  l'ultima di questa complessa transizione. Quella del  "dopo di noi" sarà conficcata in un'altra dimensione spaziale e temporale. Per questo motivo ritengo che bisogna organizzare e progettare la nostra "memoria del futuro", da destinare alle prossime generazioni. Farne percepire la qualità di questa transizione, la natura e le condizioni in cui è stata condotta. Guerre, campi di concentramento, riunificazioni, grandi migrazioni, speranze, sprazzi di felicità indotta, la dura consapevolezza di avere atteso qualcosa. Ma che cosa? E' il mistero che appartiene a tutta la generazione di mio padre, che in questi giorni viene trattata come fredda statistica, come numeri di bilancio e tragico quotidiano. Ecco  non ci rimane che  riscattare la memoria di questa generazione, come quella di mio padre e ringraziarli tutti, uno alla volta e chiedere scusa per come li abbiamo e stiamo trattando. Dovremmo riscattare almeno il Tempo del loro Corpo. Buon primo secolo Papà!!!