Napoli, Atlante della Città Storica

Estratto dal Convegno "Alla ricerca della città perduta", Napoli 25-26 Ottobre 2018

 

Quali strumenti di conoscenza per le realtà urbane contemporanee? L'esempio di “NAPOLI-Atlante della Città Storica”, come occasione di collaborazione e confronto con altre città europee. Iniziamo da Atene e Milano. 

Introduce e coordina Pasquale Belfiore (Università degli Studi della Campania-Luigi Vanvitelli) 

Intervengono:

Italo Ferraro   (ideatore e curatore di “NAPOLI-Atlante della Città Storica”   Ed. Oikos)

Nikos Ktenàs  ( Atene-architetto docente al Politecnico di Milano)

Sezione curata in collaborazione con la Comunità Ellenica di Napoli e Campania. 

Introduce  Pasquale Belfiore

"... Questa sera il programma prevede un dibattito a due voci, tra Nikos Ktenàs, uno dei maggiori architetti greci contemporanei, che ci mostrerà alcuni progetti su Atene e non solo, che si dichiara nel modo più esplicito progettista e non storico urbano della città. 

L’altro Italo Ferraro, autore dell’enciclopedico e colossale “Atlante della città storica di Napoli” che è giunto al dodicesimo volume.

Breve introduzione.  Tra oggi e domani quest’iniziativa di Mario Mangone vuole riflettere sulla città e sui modi di percepire e usare quest’ultima. Ci verrebbe da dire: ancora a parlare di Napoli? Sappiamo che è una delle realtà urbane più studiate al mondo. 

La letteratura urbana napoletana storiografica è certamente tra le più cospicue. Napoli ha rappresentato un magistero in tutto il mondo e lo si può affermare senza retorica. La scuola napoletana di storiografia urbana è veramente tra le più autorevoli che noi abbiamo, ma il lavoro di Italo Ferraro è un po’ diverso da questa tradizione, pur essendone comunque figlio. Quando si dice che Napoli  è una delle realtà più studiate nell’ambito dei beni culturali intendiamo che è una delle realtà urbane più narrate e più scritte. Ma certamente non tra quelle più indagate, disegnate, rappresentate e rilevate. 

La conoscenza della città non deve passare solo attraverso il racconto, a volte letterario,   a volte storico, a volte più immaginifico, a volte più realistico della scena urbana e della storia urbana che abbiamo di fronte. La conoscenza scientifica della realtà urbana passa anche attraverso una misura di questa realtà, e noi qui a Napoli abbiamo dovuto aspettare il 1795 per avere il primo rilievo esatto dopo diciasette secoli e più. Per la struttura urbana poi, si è dovuto aspettare circa un secolo per arrivare al 1884, con  Adolfo Giambarba  e le  42  tavole della cartografia disegnata per il Comune di Napoli, a partire dal 1872, sotto la direzione del professore Federico Schiavoni, su cui è stato fatto il piano di Risanamento. 

Si avrà poi un intervallo in cui la città non è stata più indagata, né rilevata, né misurata, sino ad arrivare alle moderne cartografie, che naturalmente si avvalgono di sistemi informatici satellitari, e quindi non si ha più tanto il problema della rappresentazione.

Il lavoro di Italo Ferraro rientra in questo lavoro di ricerca scientifica e non solo di narrazione, la città conosciuta anche attraverso le sue misure, attraverso le sue tipologie, attraverso i suoi quartieri, le strade, le piazze, i singoli edifici, le parti dei singoli edifici: c’è l’androne, il cortile, i piani, il piano nobile nel caso dell’edilizia storica.

Quindi è uno dei primi tentativi, se non il primo in assoluto, per una conoscenza scientifica della realtà e senza precedenti nella nostra tradizione letteraria. Abbiamo testi di altissimo rilievo in campo storiografico, che però hanno solamente narrato criticamente con osservazioni di grandissimo spessore speculativo, ma che non ci hanno fatto conoscere il “fisico”, termine che avrebbero utilizzato proprio quegli storiografici settecenteschi, le “misure”.

La domanda che però sorge spontanea, a chi si occupa per mestiere di conoscere la città, ma anche per chi non se ne occupa: ma tanta letteratura, tanta indagine, tanti studi, (domanda forse un po’ elementare) a che servono? 

Dal punto di vista degli intellettuali, degli storici e dei critici la risposta è semplice: per la conoscenza, una delle finalità e gratitudini più alte più importanti da raggiungere.

Ciò nonostante non si risponde totalmente agli interrogativi. E qui si arriva al “punctum dolens” della questione. Ossia che purtroppo tutta questa conoscenza della città, non è messa, come si direbbe in senso economico, a “reddito”; cioè diventa un libro che va in una biblioteca, oppure diventa un altro libro di testo per gli  studenti, che ne fanno un esame e poi finisce. Quest’ultimi diventando poi architetti, ingegneri, storici, senza applicare quel che hanno letto.

 Il vero problema culturale, di quando si affrontano argomenti come questi, è quello di mettere in pratica lo studio storiografico. Queste competenze acquisite dovrebbero servire per “saper governare la città”. 

Porto un esempio. Nell’ultima esperienza, insieme a Ugo Carughi, abbiamo censito delle architetture di rilevanti interesse storico e critico, promosso dal Ministero dei Beni Culturali.  E’ un censimento avviato già molti anni fa.  Io insieme al compianto Benedetto Gravagnuolo, rilevammo Napoli e Provincia, indagando queste architetture del secondo ‘900, meritevoli di conservazione. Li fotografammo, li rilevammo, li descrivemmo,  per poi sapere che son rimasti negli archivi della Soprintendenza. Al punto tale che poi alcune di queste opere,  vengono demolite perché il Comune non sa nulla di quello che c’è sul territorio. Infatti cinque anni fa, è stata demolita una delle fabbriche più belle di Luigi Cosenza a Salerno. Tutti sapevamo che quella fabbrica si trovava in tutti i manuali di storia dell’architettura, napoletani e regionali, citata mille volte con una bibliografia impressionante, forse secondo solo all’Olivetti di Pozzuoli. Un giorno vanno lì, demoliscono la fabbrica, per attuare un altro programma industriale e il Comune di Salerno, questa volta senza infingimenti, si meraviglia di aver commesso un delitto contro la cultura. Poiché non ne conosceva l’importanza, nessuno aveva notificato al Comune di Salerno che nel loro territorio c’era una testimonianza meritevole di conservazione.

Chiudo questa riflessione che dovrebbe costituire un messaggio da mandare all’esterno in un’iniziativa come quella organizzata da Mario che mira soprattutto all’interlocuzione di società civili e di commercio, che questa cultura abbia una sua ciclicità, una sua rotazione, che venga portata fuori, che venga notificata. 

Che la conoscenza dell’Atlante di Italo Ferraro, già in parte patrimonio del Comune di Napoli, venga utilizzata. Perché so che in passato c’è stata un’interlocuzione fruttuosa tra l’immenso materiale documentario di Italo Ferraro e il Comune. Ma vi garantisco che nella mia esperienza di Assessore al Centro Storico,  quando si è fatto il Piano del Centro Storico del Comune di Napoli, di questo materiale non c’era traccia e pur chiedendo nessuno sapeva dove fosse. Quindi un imperativo che dovrebbe guidare le nostre riflessioni,  ossia che nulla si dovrebbe fare e concludere, se non si ha un prolungamento completo sul piano della gestione della tutela, della migliore organizzazione fisica della città. Affianchiamo la storiografia con la materia che possiamo calare nella realtà. 

Questa introduzione per una riflessione che si dividerà in due temi: uno appunto narrato da Nikos Ktenàs, che ci parlerà della città di Atene, e possiamo capire benissimo che non è una città presa a caso, Napoli ha sempre avuto un rapporto empatico molto forte con la grecità, parliamo sempre della nostra origine prima greca e poi romana. Ci rende molto felici continuare la conversazione con qualcosa che risale a molto prima della stessa fondazione di Parthenope e Neapolis.

Il secondo tema la riflessione di Italo Ferraro sulla sua enciclopedica opera de “L’Atlante sulla città storica di Napoli” che è nata nel 2002, sedici anni fa, tuttora attualissima e che continua con programmi molto aperti ed ambiziosi. Ci regalerà così la narrazione di uno dei documenti culturali più importanti, e lo dico senza enfasi, che abbiamo qui a Napoli. ..."