Il Giardino del Tempo

Attraversare la memoria, significa obbligarci a tenere insieme tutta la filiera dell’esperienza vissuta. Il che non significa essere di nuovo presente, rivivere in quel luogo come fosse adesso, ma farlo ri-vivere attraverso  una rigenerazione semantica, un nuovo scenario sospeso, come una nuvola disponibile a qualsiasi relazione, nel tempo e nello spazio.

Cos’è questo luogo? Dove si pensa? Dove si progetta? Dove si costruisce? Dove si vive? Ovviamente nella nostra mente, quella che genera nuove relazioni, come sempre ha fatto, lungo il suo svilupparsi. Lei, la mente, va avanti, si interfaccia, si sovrappone ad immagini , esperienze e riconnette continuamente nuove figure, ma sempre in un ambito circoscritto che è l’originalità, l’unicità della propria vita, in un contesto che varia continuamente. Una cosa è la mente senza televisione, un’altra cosa è la mente con la televisione in bianco e nero, ancora di più è differente la mente posizionata nella rete, in questa nuova città parallela. Ecco, la propria esperienza può andare in tutte le direzioni se riesce a collocarsi nella nuova città parallela, perché solo là è possibile riavere e ricevere nuova vita, con i suoi nuovi codici, i nuovi linguaggi. 

Il Giardino separa. Separa dalla Storia quotidiana accelerata. Sono due tempi differenti. Nel passaggio tra la Natura (il giardino) e l’artificio (la casa-la città-la nazione-poi successivamente rete), esistono tempi differenti che vengono trasportati per il mondo, in un involucro: la nostra mente. Nell’ultimo decennio, in molti hanno cercato di sostituirsi ad essa: ogni mattina c’è Facebook che mi ricorda qualcosa: compleanni, quello che ho fatto un anno, o due anni fa, raccolte di eventi ed anniversari; Spotify mi organizza invece tutta la mia colonna musicale ed oggi mi arriva la mia playlist di brani consumati lungo tutto un decennio, anno per anno. C’è qualche possibilità di sfuggire a questo imbrigliamento? E’ necessario? O dobbiamo affidarci completamente alle grandi potenze tecnologiche planetarie per l’organizzazione della nostra memoria, del nostro Tempo vissuto?

In una  foto del lontano 1955, presso Cupa Vecchia-Corso Vittorio Emanuele di Napoli, l'interno di una casa, si distingueva dal  "Giardino del Tempo", tutto si è poi trasferito dalla mente di un bambino ad una mente interconnessa, un nuovo Tempo dell’Esperienza. Forse ognuno di noi  dovrà essere capace  nel ri-progettare questo nuovo giardino della propria esperienza su questa terra. Da quel piccolo Corpo, incastrato tra natura e città, ci si è poi trasformati in Corpo-Macchina, nuovi cittadini di un territorio che solo da poco stiamo iniziando a praticare.